giovedì 24 febbraio 2011

Oscar Pistorius:"The fastest thing on no legs"

Parlando di sport, e di Paralimpiadi, come non parlare di Oscar Pistorius ??!!! Un nome molto noto all'atletica leggera sia per disabili che per "normodotati" .

Oscar Pistorius
Oscar nasce a Pretoria in Sudafrica, il 22 novembre 1986, con una grave malformazione agli arti inferiori, (nasce senza peroni e tallone) che costringe ai medici a dover amputare entrambe le gambe alla sola età di 11 mesi.
Questo non gli impedisce di praticare attività sportive, infatti Oscar, prima di entrare nel mondo dell'atletica leggera, ha praticato, durante gli anni del liceo, anche la pallanuoto e il rugby ma in seguito ad un infortunio gli viene consigliata l'atletica  per motivi di riabilitazione.
E' proprio da qui che inizia la sua scalata storica:
Già a 17 anni partecipa alle Paralimpiadi di Atene 2004 classificandosi al 3 posto nella corsa dei 100 metrvince poi un oro sui 200 metri, battendo gli statunitensi Marlon Shirley e Brian Frasure, atleti amputati singoli più quotati di Pistorius.
Oscar però non si acconteta e cerca di realizzare il sogno di partecipare alle Olimpiadi di Pechino 2008; nel 2005 infatti avanza la rischiesta formale alla  IAAF (International Association of Athletics Federations) di avere la possibilità di correre insieme ai "normodotati".
Il suo desiserio non viene esaudito in quanto lo stesso organo decreta, dopo appositi test, che un atleta che corre con le protesi ha un vantaggio meccanico di circa 30% rispetto ad un "normale" corridore.

Oscar per correre si serve di particolari protesi definite  "cheetah flex feet" che gli permettono di avere un ottimo equilibrio, anche in curva. Le primissime protesi da corsa da lui utilizzate furono costruite proprio da Oscar stesso servendosi delle pale degli elicotteri, poi succesivamente passa alla fibra di carbonio.
Oggi, invece, le sue protesi sono costruite con materiali di progettazione spaziale ed hanno un costo di circa 30.000 euro.

Oscar non si arrende e riccorre al ricorso. Nell'udienza del maggio 2008 il Tas (Tribunale arbitrale dello sport) di Losanna (Svizzera) si discusse dell'appello del velocista sudafricano decretando che egli può partecipare ai Giochi di Pechino: Pistorius però non vince la sfida di ottenere il tempo minimo per partecipare alle Olimpiadi.


Vince comunque la medaglia d'oro alle Paralimpiadi di Pechino nei 100 metri (11"18), nei 200 metri (21".67, Record Paralimpico) e nei 400 metri (47"49, Record del Mondo).



Soprannominato "The fastest thing on no legs", Pistorius detiene il record del mondo per amputati, su tutte e tre le distanze su cui corre.


Oscar non solo è un gran corridore ma ha pure scritto insieme al giornalista Gianni Merlo un libro
 "DreamRunner" e vede la prefazione di Candido Cannavò che scrive: "Oscar è un simbolo, Oscar dà coraggio al mondo: a quelli come lui, partiti con un handicap, ma anche agli uomini e alle donne che hanno avuto tutto dalla Natura e bruciano tesori nel vuoto di una vita senza valori".

A voi un breve video che ritrae alcuni momenti di vita di Oscar:




Concludo con una sua citazione:


"correvo su e giù per la spiaggia quando due bambini più grandi di me mi chiesero perché lasciassi solo dei buchi sulla sabbia ,anziché impronte di piedi.
Io risposi:"Perché le mie impronte sono fatte così". "Ah" ,risposero loro, e cominciarono così a correre sui talloni per provare a lasciare impronte uguali alle mie.
Quel giorno mi è rimasto in mente. E' stato in momenti come quelli che ho capito che la gente ti vede esattamente nel modo in cui tu vedi te stesso. (O.Pistorius)"




Sitografia:"http://biografieonline.it"

lunedì 21 febbraio 2011

Le Paralimpiadi: Un pò di storia.

Nel precedente post abbiamo parlato di Alessio Tavecchio, l'ho descritto come un campione, prima di tutto, della vita e poi dello sport, infatti partecipò ad una finale alle Paralimpiadi del 1996 ad Atlanta.

Ma quando è sorto il movimento paralimpico internazionale?

La sua nascita, relativamente recente, è avvenuta grazie ad un neurochirurgo inglese Ludwing Guttmann, che cominciò ad adottare, nell'ospedale di Stoke Mandeville (Aylesbury), non lontano da Londra,  lo sport come tecnica terapeutica e riabilitativa per i suoi pazienti reduci dalla seconda guerra mondiale (amputati e paraplegici da lesione al midollo spinale).
I primi giochi paralimpici internazionali, a quel tempo definiti i Giochi di Stoke Mandeville, si ebbero nell'anno 1952 e nel 1960 si tennero nel contesto delle Olimpiadi di Roma, mentre nel 1988 nel Sud Corea ebbe un'enorme successo per quantita di atleti partecipanti e numero di spettatori.

Per quanto riguarda, invece, l'Italia come si sviluppò il movimento?

In Italia il padre fondatore delle paralimpiadi fù Antonio Maglio, egli dedicò allo sport per diversabili tutta la sua vita. Considerando il periodo storico e l'arettratezza culturale del nostro paese in materia di disabilità (con tutti i suoi pregiudizzi ad essa collegati) il dottore divenne un pioniere nell'imprimere una nuova concezione della disabilità attuando, seguendo le esperienze di paesi più evoluti quali la Germania e l’Inghilterra, nuove metodologie terapeutiche per i pazienti neurolesi.
Queste innovazioni, accompagnate da una sempre più diffusione del movimento paralimpico, portò ad immediati risultati positivi: diminuzione del tasso di mortalità e di stati depressivi; attraverso lo sport la persona disabile non solo traeva vantaggio per il benessere del prorpio fisico, ma anche per quello psicologio.
Praticando sport, a livello agonistico, il disabile aveva più fiducia in sè stesso, spronava sè a migliorare continuamente, a cercare risultati sempre migliori, a non arrendersi, a reagire... in poche parole a vivere la vita e non a subirla.
Antonio Maglio, a differenza di Ludwing Guttmann, apliò la gamma di sport praticabili da paraplegici:
nuoto, pallacanestro, tennistavolo, getto del peso, lancio del giavellotto, tiro con l’arco, scherma e corsa in carrozzina.
Tuttavia nel nostro paese il movmento continuava ad essere arrettrato se messo a confronto con gl altri paesi come  Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Spagna, Olanda e Germania rappresentate da una Federazione o Comitato nazionale paralimpico riconosciuto dal relativo Comitato Olimpico e, in altri casi, con finanziamento e sostegno diretto da parte dello Stato.
Solo nel 1974 si costituì Anspi, Associazione Nazionale per lo Sport dei Paraplegici.
Per tutti gli anni ’70, poi, la Fisha (Federazione italiana sport handicappati), che fino al 1978 agì come Anspi, operò nel tentativo di stabilire un rapporto solido e chiaro con il Comitato Olimpico Nazionale.
Nel 1981 la Fisha ottenne l’adesione al Coni, compiendo il primo significativo passo verso il riconoscimento dell’attività sportiva svolta dalle persone con disabilità.
Nello stesso anno venne a formarsi la Fics (Federazione Italiana Ciechi Sportivi) e la Fssi (Federazione Italiana Silenziosi d’Italia), ed è proprio in questo contesto che anche le persone con disabilità mentale e relazionale vengono inserite nel modo dello sport con la nascita della Fisdir (Federazione Italiana Sport Disabilità Intelletiva e Relazionale).
Oggi sul piano giuridico il movimento paralimpico ha compiuto un ulteriore passo. Lo Stato ha attribuito compiti aggiuntivi alla Federazione Italiana Sport Disabili individuandola quale Comitato Italiano Paralimpico (Cip), un ente che va al di là della semplice preparazione delle squadre agonistiche impegnate a partecipare ai Campionati e alle manifestazioni del calendario internazionale sanzionato dall’International Paralympic Committee. Tale ente, infatti, è nato soprattutto con la finalità di garantire alla persona disabile il diritto allo sport (a qualsiasi livello) indipendentemente dal tipo di disabilità e dal luogo residenza (purchè entro il confine nazionale di competenza).

Concludo questa breve carrellata storica con un breve spot delle  paralimpiadi del 2009 .



A voi i commenti!

venerdì 18 febbraio 2011

Alessio Tavecchio: un campione nello Sport e nella Vita

In questo blog mi sono fin ora focalizzata sulla disabilità acquisita fin dalla nascita.
In realtà, come ben sappiamo, ognuno di noi pò, a causa di una malattia o (nella maggior parte dei casi) di un incidente stradale, diventare disabile.
Le conseguenze a livello psicologico sono notevoli, il soggetto si trova a dover a che fare con un corpo che non gli permette tutti quei semplici movimenti che un tempo eseguiva in modo automatico, la sua vita di conseguenza subisce un notevole cambiamento.
Spesso la reazione a una tale situazione è, comprensivamente, di rabbia, depressione, senso di smarrimento, scoraggiamento, autoisolamento, perdità d'identità per un corpo che la persona non sente più come proprio.


Immaginiamo adesso un ragazzo di 23 anni che in una domenica come tante percorre con la sua moto alla velocità di 50 Km/h, una strada, la stessa strada che ha percorso migliaia di volte per recarsi al parco dove di solito si trova con gli amici.
Mentre corre, la sua moto imbatte in una buca profonda per lavori in corso non segnalati, il giovane viene catapultato a terra e va a sbattere con la testa contro un paletto del guardrail.
Dopo 8 giorni esce dal coma, i medici constatano  una lesione grave al midollo spinale a livello della 7°-8° vertebra toracica. Il ragazzo è costretto a vivere in una sedia a rottele.

Alessio Tavecchio
Questo ragazzo è Alessio Tavecchio.
La sua reazione potrebbe essere di rabbia, odio, rancore verso un destino che lo ha costretto ad una sedia rotelle e invece decide di non subire la vita ma di viverla, e così con questa sua incredibile forza di volontà, dopo una fase ospedaliera ha cominciato subito a nuotare e a vincere i Campionati Italiani. Ha partecipato ai Campionati Europei di nuoto per disabili a Perpignan '95 (Francia) e anche alle Paralimpiadi di Atlanta 1996, giungendo sempre in finale. Ha imparato a sciare, ha ideato il Progetto VITA per insegnare la prevenzione stradale nelle scuole di tutta Italia ma non solo, è attivo nel sociale con un grande sogno nel cassetto da realizzare: la omonima Fondazione da lui creata si prefigge di costruire l'OPEN VILLAGE MONZA , un Centro di Riabilitazione, Formazione e Sport, unico nel suo genere in Italia.



.Ha scritto 2 libri, uno riguardante la sua esperienza relativa
 all'incidente stradale e alle sue conseguenze, "Cronaca di una


 guarigione impossibile", e un altro che raccoglie le emozioni 
vissute con i ragazzi grazie al suo progetto Vita, "Con una marcia in più".


Ciò che lo ha sostenuto nella fase ospedaliera e lo sostiene ogni giorno è l'affetto dei suoi familiari, amici e   la FEDE in Dio, in un Dio senza etichette, senza religione, un Dio fatto di Luce e Amore. 

"Ho avuto la fortuna di incontrare Alessio in occasione di una conferenza da lui sostenuta nel mio piccolo pease sul valore della Vita e della consapevolezza. In lui ho percepito una Forza e una voglia di vivere incredibile, le sue parole hanno saputo toccarmi nel profondo del cuore, il suo ottimismo e la sua energia si percepivano solo guardandolo negli occhi, ha una capacità incalcolabile di catturare l'attenzione dei giovani e di indurli a crede nei sogni, ad avere fiducia nella vita, nel futuro e nelle proprie capacità.
Trasmette una tale fiducia e vitalità che ti aiuta a vedere e vivere la vita con una marcia in più!!! 
Non ho resistito a  scrivegli un'e-mail per ringraziarlo della sua testimonianza e mi ha pure data la sua grande disponibilità a rispondere ad una mia breve intervista, in cui si evidenza come lo Sport possa aiutare la persona che sia essa "normodotata" o disabile a credere in se stessa, nelle sue capacità, a creare intorno a sè una rete di amici, ed a inserirsi nella vita sociale."


QUESTIONARIO


1.Quanto lo sport l'ha aiutato nella Sua vita?

Allo sport devo moltissimo. Dopo l’incidente motociclistico che nel 1993 mi ha costretto sulla sedia a rotelle (avevo 23 anni) ho riscoperto me stesso grazie ad aver scelto di vivere l’esperienza anziché subirla. Ho scelto di cercare tutto il potenziale creativo che era in me e usarlo per riuscire a ritrovare la voglia di vivere questa nuova vita, lasciando anche aperta la possibilità ad una guarigione. Perché pormi limiti dopo aver scoperto che questa ricerca interiore mi ha portato in contatto con Dio, con  quella forza e quell’amore che possiamo usare se ce ne rendiamo consapevoli? Belle parole, bei concetti, ma inutili senza una concreta messa in pratica. Lo sport ha giocato questo ruolo nel mio “cammino” verso la guarigione. Mi ha permesso di capire che vivere felici e raggiungere i propri sogni vuole dire AGIRE, sorridere alla vita, pensare positivo, conoscere nuovi amici, sviluppare forza di volontà, tenacia, determinazione, spirito di sacrificio, faticare, migliorare, imparare a perdere e VINCERE…. Questi sono solo alcuni dei valori che si possono scoprire attraverso lo sport, ecco perché ne ho fatto un progetto che porto nelle scuole: “I valori dello sport”, visionabile su www.alessioprogettovita.it

2.Cosa ha significato per Lei riuscire a partecipare alle Paralimpiadi? Cosa
Le ha insegnato questa esperienza?

Campionato assoluto '94:
Medaglia d'oro
Dopo l’incidente e il risveglio dal coma, oltre a trovarmi davanti alla sentenza che non avrei più camminato, mi è stato delineato il percorso che mi avrebbe portato da quel letto della rianimazione fino a casa autonomo e su una sedia a rotelle. Tempo totale 2 anni circa. Grazie a questo nuovo modo di vivere cercando di credere in me stesso, nel mio sogno, mettendocela tutta e chiedendo aiuto al Cielo e alla Terra a distanza di 7 mesi dall’incidente invece vincevo 3 medaglie d’oro ai campionati italiani assoluti di nuoto per persone con disabilità, nel 1995 partecipavo a 2 finali ai Campionati Europei di nuoto a Perpignan in Francia e a distanza di 2 anni e mezzo dall’incidente invece di essere appena tornato a casa dall’ospedale mi trovavo ad Atlanta alle Paralimpiadi per partecipare a 2 finali: 100 rana e 4x50 mista. Per me questo traguardo ha significato che la strada che avevo scelto di percorrere era quella giusta. Grazie allo sport ero più forte, più sicuro, più felice, migliore e anche campione. Ho capito che nella vita se si desidera raggiungere un obiettivo bisogna mettercela tutta credendoci fino in fondo anche davanti ai fallimenti. Alle Paralimpiadi ho visto persone con gravi handicap che gareggiavano oltre i loro limiti e trovavano forze e coraggio che non avrei mai pensato potessero esistere in corpi così menomati. La forza e la potenza della vita trova sempre una strada per potersi esprimere..

3.Come riuscirebbe a convincere una persona diversabile (magari in periodo

particolarmente critico della sua esistenza)  a praticare sport, come via di
slancio per inserirsi nella società?

Se si usa il termine “diversabile” o “diversamente abile” si sta già parlando di diversità e si sta ponendo una divisione tra persone che sono sempre esseri umani. Bisogna tenere il riferimento alla persona senza dimenticare la difficoltà che lo accompagna quindi è più semplice e giusto dire “persona con disabilità”.
Ogni persona è diversa dall’altra e quindi non esiste una tecnica o un consiglio in particolare per “convincere” qualcuno. Ad ogni persona suggerisco di fare sport sia che ci sia disabilità che non. Certo che quando la disabilità c’è il valore dello sport e i benefici che la pratica può portare sono maggiori che in una persona normodotata. Come nel lavoro cerco di fare una lista dei vantaggi e degli svantaggi e potete immaginare quale risulta la colonna più lunga. Grazie allo sport ogni barriera viene abbattuta e il reinserimento nella società è garantito al 100%


4.Secondo Lei al giorno d'oggi la frase molto usata nel mondo dello sport:

l'importante non è vincere ma partecipare è ancora presa in considerazione
dalle associazioni sportive che si occupano dei giovani?

Più che alle associazioni sportive i punterei l’attenzione ai genitori. Spesso attraverso i loro figli cercano di compensare i loro insuccessi o i loro sogni mai raggiunti, sperando ti trovare un campione che promette soldi e fama proprio in casa loro…. Quanti allenatori mi hanno detto che sono rimasti basiti nel vedere ritirare dalla loro squadra un giovane perché i loro genitori avevano deciso che se non riusciva ad essere il numero uno allora era meglio rinunciare e trovare un altro sport. Ma come cresceranno questi giovani mi domando. Io voglio sempre vincere quando gareggio, ma se non è oro ho comunque misurato i miei limiti e ho cercato di battere chi è al mio stesso livello e forse domani sarò migliore potrò fare meglio. Questo per me è lo sport.


Alessio alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi
Atlanta 1996

giovedì 13 gennaio 2011

Atleta non vedente o ipovedente

Ai "normodotati" sembra quasi impensabile come le persone con disabilità visiva possano svolgere, nonostante il loro deficit, notevoli attività sportive.
Viene spontaneo chiedersi: come si fa a giocare ad occhi chiusi?
Sembra impossibile, ma impossibile non è!!!
Certo ci sono alcuni accorgimenti da fare; ma modificando l'ambiente e utilizzando attrezzi adattati (palle e palloni sonori, funi con campanellini, canestri con dispositivi sonori) anche per i ciechi e possibile fare sport.

Ma quali sono gli sport praticabili dalle persone con disabilità visiva?

Esiste uno sport creato appositamente per persone non vedenti, è il TORBALL detto anche goalball:
gioco nel quale si utilizza una palla sonora e si fronteggiano due squadre composte di tre atleti. Il campo è diviso in due parti come per il tennis, ma qui la palla deve passare sotto, e non sopra, una serie di tre funicelle dotate di campanelli poste all'altezza di 40 cm dal suolo. I giocatori stanno inginocchiati su dei piccoli tappeti e devono utilizzare l'udito per individuare la palla lanciata con le mani dagli avversari. Se la palla viene parata si procede ad un nuovo tiro in direzione opposta, se invece i tre "portieri" non riescono a fermare la palla ,verrà assegnato un punto alla squadra che ha effettuato il lancio.

Eccovi un video che meglio spiega il gioco del torball:


   






Uno sport molto praticato dalle persone cieche è il "tandem", ossia una bicicletta a due o più posti sulla quale al comando siede una persona senza deficit alla vista, e al secondo posto siede la persona con cecità.






Altri sport praticabili sono l'atletica leggera, judo, nuoto, sci di fondo e talvolta anche alpino, tiro con l'arco e naturalmente, specialmente in Spagna e Sud America, il calcio.



Per quanto riguarda l'atletica leggera, in particolare la corsa, l'atleta viene legato alla vita da una fune che viene guidata dall'allenatore presente all'interno della pista, il quale darà le necessarie indicazioni per evitare di deviare il percorso, oppure viene tenuto per mano/braccio.




Nel nuoto invece l'allenatore o chi per esso segnalerà con un tocco alla testa, mediante un bastone alla cui estremità è fissata una spugna, la fine della vasca e di conseguenza il momento per effettuare la virata.





In riferimento al judo, non ci sono accorgimenti particolari in quanto è uno sport basato principalmente sul contatto, (il tatto è un canale sensoriale super sviluppato nelle persone non vedenti). In questo caso il cieco potrebbe anche sfidarsi con persone "normodotate".


Per quanto concerne lo sci di fondo o alpino, lo sciatore è guidato dall'istruttore che attraverso una radio-trasmettitore impartisce le indicazioni necessarie, le piste dovranno essere più large e meno ripide







Sembra impensabile, ma anche il tiro con l'arco è uno sport praticabile da persone con deficit visivo, basta che l'arco sia dotato di sistemi di puntamento basati su segnali acustici.








Come non parlare infine del calcio, anche se risulta più facilmente praticabile il calcio a 5, comunemente conosciuto come calcetto.
 Il campo da calcio a 11 viene delimitato da dei nastri per evitare che i giocatori fuoriescono dal terreno di gioco, il pallone è dotato di campanellini, i pali sono dotati di sistemi acustici e il portiere è una persona vedente che a gran voce indica ai giocatori dov'è la palla, dove passarla o tirarla. Il calcio essendo praticato in uno spazio molto vasto risulta essere uno sport poco adatto per le persone cieche anche per l'elevato rischio di infortuni, oltre che poco piacevole da vedere per le innumerevoli ammucchiate.
Molto più diffuso e praticabile è il calcio a 5, in quanto il gioco richiede oltre ad un numero minore di giocatori e un campo più circoscritto, di giocare "palla a terra" per velocizzare le azioni.













A livello amatoriale il numero di sport esercitabili, dai soggetti con disabilità visiva, aumentano: equitazione, pattinaggio, sollevamento pesi, canottaggio e ginnastica.

N.B.
Ecco alcuni accorgimenti da tenere in considerazione per l'avviamento di qualsiasi attività motoria e sportiva per soggetti con disabilità visiva:

  • rendere familiare la zona sportiva girando attorno ad essa;
  • usare voce, attrezzi di legno, o un fischietto per migliorare la consapevolezza direzionale;
  • contare i passi nelle attività dove sono importanti i contatti con gli altri;
  • usare una corda quando si è coinvolti in eventi di corsa;
  • facilitare la sensazione della forma, della dimensione e le caratteristiche fisiche dell'attrezzatura con la quale lavorano;
  • utilizzare audiocassette per tecniche d' istruzione.
Nella programmazione di un programma motorio per non vedenti è di fondamentale importanza un'educazione psicomotoria in quanto, soprattutto  se il deficit è acquisito, coadiuva l'utilizzo/sviluppo ed integrazione degli altri sensi (tatto, udito, olfatto). Essa non solo promuove lo svolgimento dell'attività motoria, migliorando l'esecuzione del movimento, ma favorisce anche la presa di coscienza di sé.
Nel caso di soggetti ipovedenti è necessario considerare le qualità senso-percettive integre al fine di migliorarle e rendere ottimale l'attività motoria. In tal senso occorre fornire aiuti tattili e sonori che siano di supporto alla comprensione; è importante però non tralasciare la dimostrazione visiva del movimento da eseguire anche nei casi in cui il residuo visivo sia minimo (questo è ovviamente in relazione all'ampiezza del movimento e alla distanza richiesta).
Nel rapportarsi ad un soggetto ipovedente è quindi consigliato un approccio integrato:
da una parte sviluppare la capacità sincretica per quello che la percezione visiva permette, dall'altra quella analitica mediante l'uso degli altri sensi.  

mercoledì 29 dicembre 2010

L'ATLETA DIVERSABILE

Dopo aver precedentemente trattato le diverse forme di disabilità, entriamo finalmente nel vivo dell'argomento, e lo facciamo con una domanda...

L'uomo è veramente consapevole del potenziale insito nel proprio corpo? 

Le persone diversamente abili usufruiscono e sviluppano maggiormente gli altri canali sensoriali non intaccati dal deficit (uditivo, visivo motorio) giungendo a risultati impensabili agli occhi dei "normodotati".
Le persone "normodotate", abituate a percepirsi e percepire il mondo circostante e a muoversi all'interno di esso servendosi di tutti i canali a loro disposizione, difficilmente riescono a comprendere ed ad immaginare come numerose attività motorie-sportive possano essere comunque praticate in presenza di un deficit che sia esso uditivo, visivo, o motorio! 
Gli individui, infatti, sono dotati di DIVERSE strutture di capacità che portano con loro in situazioni di prestazione o di apprendimento, la struttura delle capacità di ciascuna persona la faciliterà in alcuni compiti più che in altri, ed essa è solo uno dei fattori che contribuiscono alla prestazione individuale generale.

Certo l'atleta diversamente abile, riscontrerà maggiori difficoltà nello svolgere determinate attività sportive in quanto presenta:

    • modificazioni della propriocezione ed esterocezione, delle sensazioni relative al dolore/piacere;
    • alcuni piaceri gli sono preclusi, alcuni dolori diventano abituali o comunque più frequenti della norma e alcune sensazioni muscolari sono assenti dalla nascita o sono improvvisamente sparite; 
    • la propria immagine corporea risente sia dei connotati negativi risultanti dalla propria figura riflessa allo specchio, che del giudizio degli altri;
    • inibizione sociale determinata dalla coscienza di disporre di un corpo imperfetto.
Di conseguenza  SONO DA AFFRONTARE SIA GLI ASPETTI TECNICI DELLA DISCIPLINA SIA LE DINAMICHE CHE SI SVILUPPANO NELLA RELAZIONE.

Di fronte a queste difficoltà, e di fronte a questi ostacoli non c'è da abbattersi poiché i risultati e le conquiste sono dietro l'angolo, infatti i vantaggi dell'attività motoria e sportiva sono numerosi:
  1. sul piano cognitivo: aumento delle capacità percettive,della creatività, aumento della soglia di attenzione, rafforzamento e sviluppo della memoria...
  2. sul piano fisico: rafforzamento dell'apparato muscolo-scheletrico e neuro-motorio, miglioramento dell'equilibrio del sistema endocrino-metabolico, miglioramento e rafforzamento dell'apparato cardiocircolatorio e respiratorio;
  3. sul piano psicologico: aumento dell'autostima, maggiore controllo delle proprie emozioni, diminuzione dell'ansia, miglioramento della percezione di sé stessi come individui portatori di abilità e capacità, senso di auto-realizzazione, aumento della sicurezza in sé stessi, fiducia nelle proprie capacità...
  4. sul piano socio-educativo: favorisce la socializzazione, aumento dell'autodisciplina, favorisce il rispetto dell'avversario, e l'accettazione della sconfitta.       

martedì 14 dicembre 2010

Disagio psichico

Il disagio psichico è un argomento molto delicato, che dovrebbe essere trattato con le pinze, in questo post mi limiterò ad accennare le nevrosi e le psicosi, disturbi relativi alla sfera affettivo-sociale-relazionale.

LE NEVROSI
Sono disturbi parecchio diffusi nel nostro mondo occidentale, che rigurdano la sfera affettivo-sociale della personalità, NON IMPEDISCONO UNA VITA DI RELAZIONE nè UNA NORMALE VITA LAVORATIVA, tuttavia richiedono un forte dispendio di energia per mantenerla in quanto l'individuo viene a trovarsi in una condizione di costante stato di ANSIA E TENSIONE.

Sintomi
  • Sbalzi d'umore;
  • costante stato d'ansia;
  • disturbi del sonno (incubi, insonnia, risvegli frequenti);
  • disturbi dell'alimentazione: disturbi digestivi, colite, rifiuto di determinati cibi...;
  • tendenza a somatizzare l'ansia con disturbi fisici: cefalea, gastrite, asma, tachicardia, balbuzie, ulcera...
  • scarsa resistenza allo stress
  • paura delle novità, resistenza al cambiamento
  • sfiducia in sè e nella realtà
  • pensieri coatti od ossessivi (paura delle malattie, formule matematiche, pensare continuamente a qualcosa di pornografico, a parole sconvenienti)
  • comportamenti coatti: azioni che il soggetto si costringe a compiere per difendersi dall'ansia, pena il suo aumento se ne viene impedito. Ad esempio controllare ripetutamente la chiusura della porta, lavarsi, continuamente le mani, controllare ripetutamente se i rubinetti del gas sono chiusi...       Quando nelle prevalgono i pensieri e le azoni compulsive o coatte di definiscono NEVROSI COMPULSIVE;
  • fobie: sono paure "invincibili" per chi le prova verso un oggetto o una situazione e comportano sintomi fisici (aumento del battito cardiaco, della pressione arteriosa, sudorazione abbondante, nausea...) e psicologici (paura molto forte, volontà di fuga...). Nell'adulto compaiono tra i 18 e i 35 anni.
  • depressione;
  • ricorso frequente e stabile ai meccanismi di difesa dell'io (ad es. quello dello spostamento nelle fobie)
  • disturbi della funzione motoria e sensoriale (ronzio auricolare, vertigine, sensazione di paralisi ad un arto, formicolii...)
  • crisi di panico: si presentano improvvisamente a "ciel sereno" di giorno, da soli o in pubblico, di solito capita di notte e il soggetto si sveglia improvvisamente con la sensazione che sta per morire o che sta per succedere qualcosa di tremendo ed ha una crisi d'angoscia. Si presenta con manifestazioni cardiovascolari (oppressione, apnea, rialzo pressorio, tachicardia, diffcoltà a respirare, crisi "pseudoanginose") sintomi respiratori, dispnea, crisi di tosse, manifestazioni digestive come ad es. spasmi intestinali, manifestazioni neurologiche-sensoriali come cefalea, nausea, ronzio auricolare, vertigine..)
Cause
le nevrosi possono essere spiegate a partire da diversi punti di vista:

1)  IPOTESI ORGANICISTICA:
si parla di una certa fragilità neurologica di base, di una predisposizione ad una certa fragilità organica non meglio definita. Le ricerche più recenti sul biochimismo cerebrale (funzionamento di tutta la chimica dell'area cerebrale) e delle neuroscienze dimostrano che vi è una stretta relazione tra MENTE e CORPO, ad esempio la presenza di certe sostanze come l'Adrenalina e la Noradrenalina quando è in eccesso provoca uno stato di tensione, irrequitezza, "stato di allerta"; mentre sostanze come l'Endorfina producono condizioni di benessere di tranquillità, di ottimismo; inoltre squilibri ormonali possono provocare la depressione). Se si aderisce a questa prospettiva si ricorre alla terapia farmacologica.

2)  IPOTESI SITEMICO - RELAZIONALE:
se l'individuo:
    • ha una cattiva comunicazione con il contesto di vita, se ha elaborato un'immagine ansiogena dei rapporti interpersonali e ha sfiducia in se stesso e negli altri perchè si sente costretto ad essere sempre "all'altezza della situazione", efficiente, leader e padrone della situazione... può entrare in uno stato di ansia, di tensione continua sviluppando così un quadro nevrotico;   
    • si trova nella condizione di essere in conflitto con l'ambiente di vita perchè questo gli impone obiettivi troppo incontrasto con i suoi bisogni anche in questo caso il soggetto può ammalarsi di nevrosi;
    • vive in un contesto che emargina, rifiuta, non valorizza, fa sentire inadeguati, induce sensi di inferiorità, fa leva sulle colpevolizzazioni del Super-io (controllore della condotta, la cosidetta morale interiore, è costituita dall'inseieme di regole acquisite durante l'infanzia) alimentando così la sua frustrazione, la persona può sviluppare tensione e uno stato continuo di ansia.    
In questo caso la terapia è costituita dall'intervento psicologico sul soggetto e sull'ambiente di vita per modificare le condizioni ansiogene.

3)  IPOTESI UMANISTICO - ESISTENZIALE:
L'individuo è unico, ha una sua originalità rispetto ai suoi simili e quando non può esprimere le proprie aspettative, elaborare i propri progetti di vita, soddisfare i propri bisogni, in poche parole quando non  può dare ascolto alla propria identità e realizzarla perchè deve essere come gli altri lo vogliono può ammalarsi e presentare quell'insieme di sintomi che compongono il quadro nevrotico

Terapia: sia sull'individuo sia sull'ambiente di vita.

4)  IPOTESI COGNITIVISTA:
L'ansia può dipendere dal vissuto che il soggetto ha elaborato di sè, degli altri, e della realtà.
Può infatti accadere che la persona interpreti in modo del tutto personale le esperienze che ha avuto, i sentimenti, le reazioni emotive che lo hanno coinvolto nel rapporto con sè stesso e gli altri. Può essere che si sia costruito un'idea pessimistica improntata sulla sfiducia, sulla diffidenza sia di sè che degli altri che della vita e per questo cominciare ad esprimere un profilo nevrotico.

Terapia: è di tipo psicologico e mira a condurre il soggetto a riflettere sulla qualità del proprio vissuto, ad analizzarlo, e ad elaborare forme di comportamento che lo aiutano ad elaborare un vissuto più positivo dell'esistenza.

5)  IPOTESI PSICOANALITICA:
Secondo questa teoria la condizione di ansia e tensione tipica delle nevrosi è dovuta da cause psicologiche interne, a conflitti tra l'IO, SUPER-IO, INCONSCIO, e al CATTIVO RAPPORTO CON L'AMBIENTE DI VITA.
Dipendono da conflitti tra i tre livelli della vita psichica ad esempio dinamiche edipiche irrisolte, sensi di colpa prodotti dal super-io, oppure si può trattare di pulsioni sessuali che l'IO rimuove sotto il livello di coscienza per difendersi dal senso di colpa del SUPER-IO.
Possono essere provocate da conflitti con l'ambiente: competitività esagerata nell'ambiente professionale, senso di inadeguatezza, e sfiducia in sè.

Terapia: è di natura principalmente psicologica ma viene combinata, quando è necessario con l'azione di farmaci specifici.
L'intervento psicologico prevede:
  • colloquio clinico: consente al paziente di entare progressivamente dentro le sue dinamiche psichiche, si parlare spontaneamente di sè, dei suoi stati d'animo, delle sue difficoltà, dei suoi bisogni, dei suoi conflitti..di tutto ciò che per lui è fonte di ansia e malessere psicologico. Viene aiutato ad elaborare il contesto della sua vita psichica, di padroneggiarlo meglio e a trovare strategie adattive più efficaci che gli permettono di migliorare la sua qualità di vita.
  • interpretazione dei sogni: Freud afferma che analizzando il sogno si possono rintracciare elementi provenienti dall'inconscio di cui il soggetto può diventare consapevole, di cui può comprendere le motivazioni e che per ciò può essere aiutato a superare o a gestire meglio. 
  • metodo delle libere associazioni: proponendo uno stimolo-parola/immagine, lo psicoanalista invita il paziente ad andare a "ruota libera", ad associare senza riflettere e valutare parole e immagini che gli vengono spontaneamente. Questo metodo parte dalla convinzione freudiana che nessun comportamento è frutto del caso, ma se ne può rintracciare la causa nell'incoscio. Le libere associazioni contribuiscono a portare a galla elementi dell'incoscio che il soggetto può analizzare, capire, imparando così a conoscersi e a gestire le sue ansie ma anche le sue risorse.
  • transfert: consiste in un processo che dà la possibilità al soggetto di vivere realisticamente mettendo in pratica, esternando di fatto atteggiamenti, emozioni, richieste nel rapporto con la figura del terapeuta, che assume (per il paziente) il ruolo del "padre", della "madre", del "fratello", del "compagno" con cui il paziente è in relazione e vive le dinamiche conflittuali ma non riesce a manifestarle o a risolverle. In tal modo l'individuo viene aiutato a riflettere sul suo modo di interpretare i comportamenti delle persone, sul suo modo di agire, impara a diventare consapevole delle proprie dinamiche, ad analizzarle e ad elaborare trovando modalità di comportamento più soddisfacenti.   

LE PSICOSI   

Caratteristiche principali:
  1. l'IO è deficitario, vale a dire manca di unità ed equilibrio, poichè è intaccato nella sua struttura profonda, (il soggetto può avere sdoppiamento della personalità);
  2. il soggetto che ne è affetto non è consapevole della patologia, del suo stato se non raramente, per questo di solito non vuole essere curato;
  3. non ha una normale e costante vita di relazione, perchè o la interrompe o è privo del contatto col mondo;
  4. ha una percezione deformata della realtà (allucinazioni uditive e/o visive);
  5. ha una alterata comprensione della realtà (può scambiare per minaccioso un comportamento innocuo e volersene difendere con l'aggressività, è il caso del paranoico);
  6. il suo stato non è necessariamente caratterizzato da ansia dominante come lo è invece nel caso del nevrotico;
  7. può aver bisogno di essere ricoverato periodicamente; 
  8. può essere oggetto di TSO (trattamento sanitario obbligatorio)
  9. può essere pericoloso per sè e per gli altri;
  10. la prognosi non è favorevole.
Il disagio psichico è una tematica molto complessa, che non può essere descritta in poche parole, ma che merita approffondimenti, riflessioni, aggiornamenti costanti, dei quali questo blog non si occupa.

Concludo questo post relativo al disagio psichico con un video molto significativo
A voi i commenti... 

                                                                                                              

venerdì 26 novembre 2010

Cenni al ritardo mentale

Il RM costituisce una malattia della personalità i cui sintomi e gradi sono stati definiti da sistemi di diagnosi come DSM 4°, e l'ICF (Vedi Link ICIHD vs ICF).
Secondo l'OMS è una condizione della personalità rappresentata da un ritardo nello sviluppo intellettivo, da immaturità nello sviluppo motorio, linguistico, sociale, affettivo, morale che compromette la capacità dell'individuo di adattarsi all'ambiente e di saper risolvere problemi e adeguare il comportamento alla complessità delle circostanze e delle richieste provenienti dalla realtà.
Nella prassi scientifica vengono ritenuti in situazione di deficit intellettivo, i soggetti che presentano un Q.I. (quoziente intellettivo: si ottiene dividendo l'età cronologica con l'età mentale, ottenuta dalla somministrazione di alcuni test di intelligenza, moltiplcando il tutto per 100) inferiore a 70.
In base al Q.I. si può classificare il RM in:

  • RM GRAVISSIMO:Q.I. 0-20/25;
  • RM GRAVE:Q.I. 20-25/30-35 circa;
  • RM MEDIO o MODERATO: 30-35/50 circa;
  • RM LIEVE: 50/70 circa.

N.B.
Il R.M. NON va confuso con:
  1. L'INIBIZIONE INTELLETTIVA: consiste in una transitoria difficoltà a servirsi delle proprie risorse intellettive in modo pieno. La persona può trovarsi in situazioni particolarmente ansiogene e non riuscire a stare attenta, concentrata, incontra difficoltà a memorizzare, a comprendere, a svolgere ragionamenti coerenti, perché l'ansia glielo impedisce. Ma se la persona viene portata in un ambiente sereno, gratificante, recupera le sue abilità.
  2. La PSEUDOINSUFFICENZA MENTALE: è un falso ritardo mentale perchè alle sue spalle non ha una causa organica ma bensì psicologica-ambientale. È il caso in cui il bambino soffre di carenza affettiva precoce e prolungata, o il bambino istituzionalizzato o figlio di madre abbandonica o reittante, che a causa della situazione in cui si viene a trovare può presentare un ritardo nello sviluppo in alcune delle diverse aree della personalità.
  • Spesso questi soggetti vivono in situazioni di DEPRIVAZIONE SENSORIALE, ossia ricevono pochi stimoli, vivono un numero insufficiente di esperienze qualitativamente adatte per mettere in moto la loro motricità, l'intelligenza, il loro linguaggio, la loro socializzazione.. di conseguenza possono trovarsi in difficoltà specie di fronte all'apprendimento scolastico, fornendo prestazioni inferiori rispetto ai loro coetanei che invece godono di condizioni familiari migliori.
Queste forme di apparente ritardo intellettivo sono recuperabili inserendo il bambino (durante la prima, max seconda, infanzia) in un contesto ambientale e familiare che finalmente soddisfi i suoi bisogni psicologici.

Nel caso del RM invece, l'individuo può compiere progressi ma non colmare interamente lo svantaggio.


CAUSE DEL RITARDO MENTALE

  • anormalità cromosomiche: trisomia 21 responsabile della Sindrome di Down, trisomia 18, trisomia 13,
    la Sindrome di Klinefelter (XXY), la Sindrome XYY (interessa solo il genere maschile),“X fragile” (anormalità al cromosoma X).

  • anomalie genetiche: craniostenosi (chiusura prematura delle suture craniche che può provocare danni al cervello e agli occhi), la Fenilchetonuria (prevenibile con una apposita dieta fin dai primi mesi di vita), la Galattosemia (incapacità del neonato di metabolizzare il galattosio), l'Ipotiroidismo congenito (carenza di sviluppo della ghiandola tiroidea), Microcefalea, Macrocefalea.

  • Fattori non genetici:
    • fattori prenatali: rosolia, toxoplasmosi, sifilide, citomegalovirus contratto dalla madre durante la gravidanza, ma anche incopatibilità (RH o ABØ) del sangue materno e fetale;
    • fattori perinatali: prematurità ed asfissia del feto;
    • fattori post-natali: encefalite, meningite(infiammazione del cervello o delle membrane che lo rivestono), traumi o tumori cerebrali, incidenti cerebrovascolari, malnutrizione e avvelenamenti (ad es. da mercurio o piombo).

INTERVENTI
Il bambino necessita di un intervento multidimensionale da parte di un equipe di psicologi, fisioterapisti, educatori, operatori addetti all'assistenza, logopedisti, infermieri...
La famiglia dovrebbe, inoltre, essere costantemente supportata nel gravoso compito che le è stato affidato.
Anche la comunità in cui il bambino vive può e deve svolgere un ruolo fondamentale per la sua interazione sociale.