In questo blog mi sono fin ora focalizzata sulla disabilità acquisita fin dalla nascita.
In realtà, come ben sappiamo, ognuno di noi pò, a causa di una malattia o (nella maggior parte dei casi) di un incidente stradale, diventare disabile.
Le conseguenze a livello psicologico sono notevoli, il soggetto si trova a dover a che fare con un corpo che non gli permette tutti quei semplici movimenti che un tempo eseguiva in modo automatico, la sua vita di conseguenza subisce un notevole cambiamento.
Spesso la reazione a una tale situazione è, comprensivamente, di rabbia, depressione, senso di smarrimento, scoraggiamento, autoisolamento, perdità d'identità per un corpo che la persona non sente più come proprio.
Immaginiamo adesso un ragazzo di 23 anni che in una domenica come tante percorre con la sua moto alla velocità di 50 Km/h, una strada, la stessa strada che ha percorso migliaia di volte per recarsi al parco dove di solito si trova con gli amici.
Mentre corre, la sua moto imbatte in una buca profonda per lavori in corso non segnalati, il giovane viene catapultato a terra e va a sbattere con la testa contro un paletto del guardrail.
Dopo 8 giorni esce dal coma, i medici constatano una lesione grave al midollo spinale a livello della 7°-8° vertebra toracica. Il ragazzo è costretto a vivere in una sedia a rottele.
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| Alessio Tavecchio |
Questo ragazzo è Alessio Tavecchio.
La sua reazione potrebbe essere di rabbia, odio, rancore verso un destino che lo ha costretto ad una sedia rotelle e invece decide di non subire la vita ma di viverla, e così con questa sua incredibile forza di volontà, dopo una fase ospedaliera ha cominciato subito a nuotare e a vincere i Campionati Italiani. Ha partecipato ai Campionati Europei di nuoto per disabili a Perpignan '95 (Francia) e anche alle Paralimpiadi di Atlanta 1996, giungendo sempre in finale. Ha imparato a sciare, ha ideato il
Progetto VITA per insegnare la prevenzione stradale nelle scuole di tutta Italia ma non solo, è attivo nel sociale con un grande sogno nel cassetto da realizzare: la omonima Fondazione da lui creata si prefigge di costruire l'
OPEN VILLAGE MONZA , un Centro di Riabilitazione, Formazione e Sport, unico nel suo genere in Italia.
.Ha scritto 2 libri, uno riguardante la sua esperienza relativa
all'incidente stradale e alle sue conseguenze, "Cronaca di una
guarigione impossibile", e un altro che raccoglie le emozioni
vissute con i ragazzi grazie al suo progetto Vita, "Con una marcia in più".
Ciò che lo ha sostenuto nella fase ospedaliera e lo sostiene ogni giorno è l'affetto dei suoi familiari, amici e la FEDE in Dio, in un Dio senza etichette, senza religione, un Dio fatto di Luce e Amore.
"Ho avuto la fortuna di incontrare Alessio in occasione di una conferenza da lui sostenuta nel mio piccolo pease sul valore della Vita e della consapevolezza. In lui ho percepito una Forza e una voglia di vivere incredibile, le sue parole hanno saputo toccarmi nel profondo del cuore, il suo ottimismo e la sua energia si percepivano solo guardandolo negli occhi, ha una capacità incalcolabile di catturare l'attenzione dei giovani e di indurli a crede nei sogni, ad avere fiducia nella vita, nel futuro e nelle proprie capacità.
Trasmette una tale fiducia e vitalità che ti aiuta a vedere e vivere la vita con una marcia in più!!!
Non ho resistito a scrivegli un'e-mail per ringraziarlo della sua testimonianza e mi ha pure data la sua grande disponibilità a rispondere ad una mia breve intervista, in cui si evidenza come lo Sport possa aiutare la persona che sia essa "normodotata" o disabile a credere in se stessa, nelle sue capacità, a creare intorno a sè una rete di amici, ed a inserirsi nella vita sociale."
QUESTIONARIO
1.Quanto lo sport l'ha aiutato nella Sua vita?
Allo sport devo moltissimo. Dopo l’incidente motociclistico che nel 1993 mi ha costretto sulla sedia a rotelle (avevo 23 anni) ho riscoperto me stesso grazie ad aver scelto di vivere l’esperienza anziché subirla. Ho scelto di cercare tutto il potenziale creativo che era in me e usarlo per riuscire a ritrovare la voglia di vivere questa nuova vita, lasciando anche aperta la possibilità ad una guarigione. Perché pormi limiti dopo aver scoperto che questa ricerca interiore mi ha portato in contatto con Dio, con quella forza e quell’amore che possiamo usare se ce ne rendiamo consapevoli? Belle parole, bei concetti, ma inutili senza una concreta messa in pratica. Lo sport ha giocato questo ruolo nel mio “cammino” verso la guarigione. Mi ha permesso di capire che vivere felici e raggiungere i propri sogni vuole dire AGIRE, sorridere alla vita, pensare positivo, conoscere nuovi amici, sviluppare forza di volontà, tenacia, determinazione, spirito di sacrificio, faticare, migliorare, imparare a perdere e VINCERE…. Questi sono solo alcuni dei valori che si possono scoprire attraverso lo sport, ecco perché ne ho fatto un progetto che porto nelle scuole: “I valori dello sport”, visionabile su www.alessioprogettovita.it
2.Cosa ha significato per Lei riuscire a partecipare alle Paralimpiadi? Cosa
Le ha insegnato questa esperienza?
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Campionato assoluto '94:
Medaglia d'oro |
Dopo l’incidente e il risveglio dal coma, oltre a trovarmi davanti alla sentenza che non avrei più camminato, mi è stato delineato il percorso che mi avrebbe portato da quel letto della rianimazione fino a casa autonomo e su una sedia a rotelle. Tempo totale 2 anni circa. Grazie a questo nuovo modo di vivere cercando di credere in me stesso, nel mio sogno, mettendocela tutta e chiedendo aiuto al Cielo e alla Terra a distanza di 7 mesi dall’incidente invece vincevo 3 medaglie d’oro ai campionati italiani assoluti di nuoto per persone con disabilità, nel 1995 partecipavo a 2 finali ai Campionati Europei di nuoto a Perpignan in Francia e a distanza di 2 anni e mezzo dall’incidente invece di essere appena tornato a casa dall’ospedale mi trovavo ad Atlanta alle Paralimpiadi per partecipare a 2 finali: 100 rana e 4x50 mista. Per me questo traguardo ha significato che la strada che avevo scelto di percorrere era quella giusta. Grazie allo sport ero più forte, più sicuro, più felice, migliore e anche campione. Ho capito che nella vita se si desidera raggiungere un obiettivo bisogna mettercela tutta credendoci fino in fondo anche davanti ai fallimenti. Alle Paralimpiadi ho visto persone con gravi handicap che gareggiavano oltre i loro limiti e trovavano forze e coraggio che non avrei mai pensato potessero esistere in corpi così menomati. La forza e la potenza della vita trova sempre una strada per potersi esprimere..
3.Come riuscirebbe a convincere una persona diversabile (magari in periodo
particolarmente critico della sua esistenza) a praticare sport, come via di
slancio per inserirsi nella società?
Se si usa il termine “diversabile” o “diversamente abile” si sta già parlando di diversità e si sta ponendo una divisione tra persone che sono sempre esseri umani. Bisogna tenere il riferimento alla persona senza dimenticare la difficoltà che lo accompagna quindi è più semplice e giusto dire “persona con disabilità”.
Ogni persona è diversa dall’altra e quindi non esiste una tecnica o un consiglio in particolare per “convincere” qualcuno. Ad ogni persona suggerisco di fare sport sia che ci sia disabilità che non. Certo che quando la disabilità c’è il valore dello sport e i benefici che la pratica può portare sono maggiori che in una persona normodotata. Come nel lavoro cerco di fare una lista dei vantaggi e degli svantaggi e potete immaginare quale risulta la colonna più lunga. Grazie allo sport ogni barriera viene abbattuta e il reinserimento nella società è garantito al 100%
4.Secondo Lei al giorno d'oggi la frase molto usata nel mondo dello sport:
l'importante non è vincere ma partecipare è ancora presa in considerazione
dalle associazioni sportive che si occupano dei giovani?
Più che alle associazioni sportive i punterei l’attenzione ai genitori. Spesso attraverso i loro figli cercano di compensare i loro insuccessi o i loro sogni mai raggiunti, sperando ti trovare un campione che promette soldi e fama proprio in casa loro…. Quanti allenatori mi hanno detto che sono rimasti basiti nel vedere ritirare dalla loro squadra un giovane perché i loro genitori avevano deciso che se non riusciva ad essere il numero uno allora era meglio rinunciare e trovare un altro sport. Ma come cresceranno questi giovani mi domando. Io voglio sempre vincere quando gareggio, ma se non è oro ho comunque misurato i miei limiti e ho cercato di battere chi è al mio stesso livello e forse domani sarò migliore potrò fare meglio. Questo per me è lo sport.
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Alessio alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi
Atlanta 1996 |